Testimonianze

…augurandoci che la nostra piccola esperienza possa concorrere a portare un messaggio nuovo a tante coppie che come noi hanno lo stesso desiderio…

Gentile direttore,
ho letto con grande piacere l’articolo di Viviana Dalosio sul “mondo dei figli in provetta”. Poco tempo fa, io e mio marito ci siamo confrontati con questa possibilità e, dopo una profonda riflessione, abbiamo deciso che questa soluzione, indicataci come la più semplice dallo specialista in infertilità, non faceva per noi. Era chiaro che, nonostante i molti e costosi accertamenti che ci aveva prescritto e che aveva esaminato, quel medico non ci sapesse spiegare per quale motivo non potevamo concepire. Ammetto che la decisione fu più mia che di mio marito il
quale, desideroso di diventare padre da ormai sette anni, avrebbe provato anche
quella strada. Io no. Sapevo già, ancora prima di eseguire gli accertamenti, che se
ci avessero proposto la fecondazione assistita, io non avrei acconsentito. In
questo sono stata “aiutata” dallo spettro di un tumore che mi era stato diagnosticato e
che aveva turbato i nostri primi due anni di matrimonio. Temevo che quelle cure
che avvertivo come un’assurda aggressione al mio corpo potessero “risvegliare” la malattia che mi aveva colpita. E leggendo questo articolo, in cui si dice che le conseguenze delle cure atte a concepire una vita artificialmente non sono ben note e nemmeno ricercate, ho la
conferma di avere, in coscienza, fatto la scelta giusta per noi. Non posso elencare
tutte le volte in cui ci siamo visti rimproverare, da parenti e amici, il fatto di
non aver voluto nemmeno provare. Quello che rispondo a tutti, sia a coloro che sanno
della mia malattia sia coloro che non lo sanno, è: “Tu ti faresti curare da un medico
che non ti sa dire di che patologia soffri?”.
La risposta più frequente che abbiamo ricevuto è: “Ma tutti provano la fecondazione assistita”. Questa risposta mi ha fatto capire che tali tecniche sono diventate normali come prendere una
qualsiasi medicina. Peccato che non si parli dello stress psicologico che le coppie sono costrette a subire durante questo percorso e nemmeno del fatto che nessuno garantisca, a fronte di tale fatica, una gravidanza. Mi hanno anche fatto capire che la logica diffusa è quella del
figlio biologico a tutti i costi. Siamo ormai abituati a prenderci tutto quello che vogliamo come e quando ne sentiamo il bisogno. Eppure esistono delle alternative, come metodi che rispettano il corpo della donna e i suoi ritmi. Nello specifico, da qualche mese noi siamo seguiti da un
medico che applica la Naprotecnologia – disciplina nata negli Usa – da più di venticinque anni all’Istituto Paolo VI per la riproduzione umana. Neppure questo specialista ci ha assicurato un successo, però ha individuato alcune problematiche (e sono bastate banali analisi del sangue) che ora stiamo curando con farmaci tutt’altro che costosi. Inoltre, io e mio marito stiamo apprendendo un metodo naturale molto preciso e frutto di questi anni di grande lavoro, che ci sta insegnando a capire il mio corpo e ad assecondarlo. La meraviglia è che, a fronte delle prime terapie, alcuni miei disturbi legati alla sfera ginecologica sono letteralmente scomparsi, e che il dialogo tra me e mio marito in merito, uno dei fondamenti di questo metodo, è molto migliorato. Certo, l’ingrediente principale è quella pazienza che molte donne per prime non conoscono.
Per questo scrivo questa lettera: perché chi decide di non intraprendere la strada della fecondazione assistita non si senta solo, e perché non smetta di sperare, nella consapevolezza che, se anche il Signore non ci darà la gioia di essere genitori di figli biologici o adottivi, ci potrà dare molti altri figli spirituali, i quali, forse, sono già accanto a noi e aspettano solo di essere accolti. Grazie, caro direttore, e se deciderà
di pubblicare questa lettera la prego di non firmarla per esteso.
Giovanna

Mi chiamo Flaviana e sono spostata con Enrico dal 6 febbraio 2010, entrambi abbiamo 38 anni.

Appena sposati, o meglio contestualmente all’organizzazione del nostro matrimonio, nel dicembre 2009 (avevo 29 anni) sono stata operata di tumore al seno. L’operazione è andata a buon fine ma ho dovuto comunque seguire il protocollo medico vigente all’epoca, ovvero 6 settimane di radioterapia e 5 anni di cura ormonale con stato di ‘menopausa’ indotto.

Negli anni di attesa (2010-2015) io e mio marito coltivavamo il forte desiderio di diventare genitori, così nel 2013 abbiamo presentato richiesta di disponibilità per l’adozione di un bimbo, ma anche su suggerimento ricevuto dai valutatori durante gli incontri del percorso, abbiamo deciso di attendere la conclusione del mio ciclo di terapia in corso, in quanto il nostro stato di infertilità era relativo ad una situazione temporanea.

Una volta terminata la mia cura ormonale, a partire da febbraio 2015 abbiamo iniziato con grande entusiasmo a provare ad avere un bambino, in modo naturale. Purtroppo il 2015 fu un anno di grandi dolori e di scoperte non gradite.

Ad aprile 2015, nel giorno di Pasqua si spegne improvvisamente mio padre (aveva 65 anni) e a luglio scopro di avere ovaio policistico, da cui un ciclo molto irregolare e a dire dal mio ginecologo una maggiore difficoltà nel rimanere incinta.

Passata l’estate rigeneratrice, dopo un viaggio in Terra Santa, io e mio marito decidiamo di capirci qualcosa in più e grazie all’aiuto della mia madrina contatto la Dott.ssa Pingitore e a settembre incominciamo insieme il nostro cammino Napro.

Il primo incontro con la nostra istruttrice è stato a novembre 2015. Lei si è presentata con un viso sereno, deciso, un bimbo appena nato e una bimba in grembo. Come da protocollo prima di partire con la Napro, ci ha invitato a fare tutti i controlli necessari per ricostruire la nostra storia di fertilità.

All’inizio il metodo Napro mi sembrava pesante e lo diventò ancor più quando scoprimmo, a dicembre 2015, che lo spermiogramma di mio marito ci avrebbe dato bassissime possibilità di rimanere incinta, le probabilità di una gravidanza si attestavano sull’1 – 2%, secondo la medicina tradizionale che ci vedeva pronti per la fecondazione assistita.

Ci rechiamo in Svizzera a Lugano per un incontro con la dottoressa Pingitore, che con il nostro quadro clinico ci dice, che non è impossibile rimanere incinta, anche se le condizioni non sono delle migliori.

La nostra istruttrice , nonostante la situazione non semplice, continua a seguirci con serietà e infondendo parole di speranza e vicinanza per la nostra situazione con contatti mensili riusciamo a ricostruire le caratteristiche del mio ciclo mestruale ed io divento sempre più esperta della mia natura.

 Nonostante i continui controlli del muco cervicale costanti e giornalieri, gli esercizi di Kegel etc.. passano i mesi ma dopo quasi un anno nessuna novità. A inizio 2016 ripresentiamo una nuova domanda di adozione e iniziamo il relativo percorso.

Durante l’estate del 2016 veniamo contattati dall’ospedale e ci comunicano che a settembre, appena mi fosse tornato il ciclo, avremmo fatto il primo tentativo di fecondazione assistita. Per cui a inizio settembre 2016, chiamo nostra istruttrice ringraziandola per tutto quello fatto per noi e le dico che a breve avremmo iniziato il primo ciclo di tentativi con la fecondazione assistita.

Quel ciclo non è mai tornato: a fine settembre scopriamo infatti che il mio ritardo era una gravidanza.

Ricordo con grande emozione la prima ecografia e quel fagiolino di 4mm che era annidato dentro di me e che era vivo, il rumore del battito di quell’esserino, che sarebbe diventato nostra figlia, non lo dimenticherò mai.

La mia gravidanza è stata una esperienza incredibilmente bella. Maria Luce, nostra figlia, è nata a Milano il 22 maggio del 2017. E’ una bimba sana allegra e vivace, ha portato la gioia nelle nostre vite.

Io e mio marito siamo convinti che dietro questo dono immenso ci sia tanto altro, ma parte della Grazia è stato anche incontrate sul nostro percorso la dott.sa Pingitore e istruttrice meravigliosa che, ciascuna con la sua professionalità e perseveranza, ci hanno trasmesso fiducia, speranza e l’invito a non arrenderci.

Siamo Agostino e Francesca e siamo sposati da circa 5 anni; esattamente un anno fa abbiamo
conosciuto il Creighton Model, la Naprotecnologia, Maja Giollo e la Dottoressa Raffaella Pingitore.
Dopo il primo anno di matrimonio, durante il quale non avevamo avuto figli, abbiamo cominciato a fare i primi esami e accertamenti medici nella nostra città. Dai primi esami (riguardanti possibili infezioni intime, ecografie, isterosalpingografie, biopsia dell’endometrio) non era emersa alcuna patologia o rilevanza medica che potesse indicare qualche possibile disfunzione. Anche Agostino, dopo i primi esami e un’operazione di varicocele, non presentava alcun problema particolare. I medici, pertanto, ci consigliarono di aspettare, non sapendo spiegare i motivi della nostra infertilità.
Ormai, dopo questo primo periodo di accertamenti, eravamo giunti circa al terzo anno di matrimonio.
Una nostra amica, nel mentre, ci aveva suggerito di frequentare un corso riguardante i cosiddetti
“metodi naturali”, che ci avrebbero insegnato ad individuare i giorni più fertili del mese (attraverso la misurazione della temperatura basale e la determinazione della “sensazione” intima) al fine di favorire una
gravidanza. Anche quest’ultimo tentativo, però, non aveva portato alcun frutto: non riuscivamo a concepire un bimbo e non ne sapevamo i motivi.
Ci rivolgevamo ancora una volta al nostro ginecologo, il quale come ultimo tentativo aveva
somministrato a Francesca l’assunzione di Clomid e di progesterone. Tuttavia, questa somministrazione non si rivelava utile in quanto i giorni prescelti venivano calcolati su una “media” standard che non prende in considerazione l’ampia variabilità del ciclo tra donne diverse (cosa che capimmo solo dopo aver preso confidenza con il metodo Creighton).
Il ginecologo – non sapendo più a quali altri esami sottoporci – ci suggeriva, così, di rivolgerci al centro di fertilità dell’Ospedale della nostra città che, però, non aveva niente di meglio che suggerirci di sottoporci gradualmente ai metodi di inseminazione artificiale. Noi, dopo averne discusso, decidevamo di non sottoporci a questo tipo di intervento (neanche a quello cosiddetto di I livello che pur la morale cattolica ammette) perché l’approccio apparentemente “risolutivo”, ma che non voleva indagare i motivi dell’infertilità, ci sembrava approssimativo e potenzialmente dannoso.
Questo punto ci ha molto interrogati: perché gli istituti sanitari sono così orientati a proporre e
raffinare queste tecniche di fecondazione e trascurano non solo l’approfondimento circa la salute dei genitori, ma anche la loro intimità e il loro legame coniugale? Non neghiamo di aver attraversato un periodo molto triste e faticoso; soprattutto Francesca ha vissuto un periodo di frustrazione, perché sembrava non capire le ragioni della propria situazione.
La svolta è accaduta quando, parlando con un’amica, questa ci ha raccontato di una coppia che dopo molti anni di infertilità, giunta in Svizzera per lavoro, aveva conosciuto la Dottoressa Pingitore, specializzata in Naprotecnologia, che proponeva di seguire il Creighton Model.
Presi contatti con questa coppia, ci hanno spiegato di cosa si trattava e di come si erano sentiti
guardati loro: non come un problema da risolvere o aggirare, ma come due persone da accompagnare e a cui offrire un percorso di cura e salute, in primis per loro e in funzione di un figlio. Ci diedero così, in giugno, i contatti della Dottoressa, con la quale avremmo avuto il primo appuntamento in settembre.
Questi 3 mesi, che inizialmente ci sembravano di inutile attesa, si sono invece rivelati fondamentali per imparare il Metodo Creighton e per compilare le prime tabelle, utilissime poi alla Dottoressa per comprendere la nostra situazione.
Maja è stata la nostra tutor: una delle cose che ci ha colpito di più è che, fin dal primo appuntamento (nonostante la lontananza, infatti gli incontri si tenevano in videochiamata), ci siamo sentiti molto accompagnati; la nostra situazione dolorosa, infatti, trovava finalmente una strada e un percorso serio e umano in cui incamminarsi. Maja ci ha insegnato il metodo, facendoci comprendere che era una proposta utile non solo per capire gli eventuali problemi di fertilità di oggi, ma per ridomandarsi quale sia il senso della sessualità e dello stare insieme di un uomo e di una donna.
Il metodo lo abbiamo appreso velocemente: Maja ogni 10 giorni ci controllava la tabella,
segnalandoci eventuali errori e fornendoci nuove indicazioni, invitandoci sempre a continuare a studiare il piccolo manuale sul metodo, per approfondire così di mese in mese la nostra preparazione. I consigli di Maja, poi, spaziavamo anche all’igiene e alle abitudini che avrebbero favorito una situazione ideale per la donna (un esempio fra tutti: l’utilizzo della biancheria di cotone, rispetto a quella sintetica).
Giunti a settembre avevamo completato 3 cicli della tabella, che mostravano fin dall’inizio qualche irregolarità, rispetto alla quale Maja ci confermava subito che il tutto sarebbe stato importante motivo di approfondimento per la Dottoressa Pingitore. Infatti, quando ci siamo poi recati al primo appuntamento in settembre, ci siamo portati dietro tutti i risultati delle analisi già fatte in passato, ma soprattutto le nuove importanti tabelle del metodo Creighton.
La Dottoressa ci ha accolto subito con uno sguardo onnicomprensivo, che abbiamo sentito
caratterizzato da un grande interesse umano rispetto alla nostra condizione, assieme a una profonda conoscenza scientifica del tema, distinta (rispetto a quanto avevamo incontrato nella nostra città) dalla curiosità – tipica del ricercatore – che non dà per scontate le conoscenze già acquisite. In questo modo, il primo approccio fu una vera rivelazione per noi, in quanto, per la prima volta (!), ci siamo sentiti dire che la nostra era una situazione un po’ complessa, ma che c’era tanta speranza. Siamo quindi tornati a casa con uno spirito completamente nuovo e pieno di gratitudine, benché non avessimo certezze “concrete” circa il futuro.
Durante questa “seconda fase” di approfondimento, abbiamo continuato a compilare le tabelle del metodo Creighton, sempre seguiti da Maja per eventuali dubbi a riguardo, e in più Francesca ha cominciato ad effettuare alcune analisi del sangue periodiche, così da tenere monitorati alcuni valori ormonali, seguendo in tal senso tutte le indicazioni dello Studio Pingitore, al quale, di volta in volta, abbiamo continuato ad inviare i risultati. La Dottoressa ha quindi modificato alcuni dosaggi delle terapie già intraprese dopo la prima visita, così da provare a riequilibrare quei parametri che erano risultati anomali.
Ed è proprio così, grazie a queste scrupolose attenzioni e verifiche da parte della Dottoressa Pingitore – che nel frattempo aveva avuto modo di visitare direttamente Francesca due volte – che, dopo 4 anni e mezzo di matrimonio, abbiamo infine concepito un bimbo! Purtroppo, questo nostro primo piccolo è andato in Paradiso dopo poche settimane, non sappiamo per quale motivo. Il suo arrivo è stata la più grande commozione della nostra vita ed è stato un dolore indescrivibile perderlo; tuttavia, un fratellino (o una sorellina, ancora non lo sappiamo) lo ha seguito pochi mesi dopo, ed è così che, con un’emozione così grande che è difficile a descriversi, lo stiamo aspettando e presto avrà compiuto il terzo mese.
La nostra gratitudine per questo fatto che ci è accaduto non ha paragone con alcun altro sentimento che possiamo provare, nemmeno quella paura che, inevitabilmente, ogni tanto riappare.
Dopo quanto è successo in questi mesi, abbiamo constatato di volerci ancora più bene come marito e moglie, e ci sembra che questa sia l’ulteriore prova della bontà di un cammino intrapreso che, oltre ad essere scientificamente più valido di quanti avessimo visto prima, è realmente più umano e comprensivo di tutte le nostre più importanti esigenze.

Sono Elisa, io e Marco siamo sposati da tre anni e mezzo. Qualche mese dopo il matrimonio abbiamo iniziato a cercare una gravidanza, aiutandoci con le tabelle del metodo sintotermico. Questa però non arrivava, nonostante le tabelle fossero piuttosto regolari.

Abbiamo cominciato quindi a fare tutte le analisi per l’infertilità ed è venuto fuori che io ero affetta da endometriosi, nonostante non avessi nessuno dei sintomi che solitamente si associano a questa patologia. In un primo momento è prevalsa una grande disperazione e soprattutto un’estrema confusione nei confronti delle soluzioni che i medici ci proponevano; da un lato alcuni ci dicevano che la malattia sembrava ad uno stadio iniziale, quindi era meglio tentare subito la strada della procreazione medicalmente assistita, altri invece sostenevano che si doveva operare.

Io però ero spaventata dal fatto che l’endometriosi poteva comunque ripresentarsi poco tempo dopo l’intervento e che questo avrebbe potuto ridurre la riserva ovarica.

In questo clima di totale mancanza di riferimenti una nostra amica ci ha parlato di una coppia che in una situazione simile alla nostra aveva utilizzato l’approccio della Naprotecnologia, così abbiamo iniziato ad informarci e abbiamo preso un appuntamento con la dottoressa Pingitore.

Il percorso che lei ci proponeva non era semplice; dovevamo imparare il metodo Creighton, poi io mi sarei dovuta operare, fare sei mesi di menopausa indotta e monitorare costantemente il mio ciclo con le tabelle e i dosaggi ormonali. Così abbiamo fatto; i momenti di sconforto non sono mancati, però in questo percorso sono emerse anche tante cose positive. Innanzitutto affrontare la malattia accompagnata dalla dottoressa e dall’insegnante di metodo Creighton ha permesso di condividere e chiarire ogni dubbio, in secondo luogo si è trattato di un cammino fatto insieme, come coppia, moglie e marito. Abbiamo affrontato tutto guardandoci negli occhi e guardando avanti, sempre più certi che comunque fosse andata non eravamo soli.

A quattro mesi dalla fine della menopausa indotta sono rimasta incinta e a inizio giugno, se tutto andrà bene, nascerà Giacomo.

Mi chiamo Maria e sono sposata da tre anni con Marcos. Abbiamo una figlia di 7 mesi.
Dalla prima volta che ho avuto le mestruazioni, sono semre state molto irregolari, con periodi di ritardi e pause fino a cinque mesi. Mi avevano diagnosticato Sindrome di Ovaio Policistico.
La prima ginecologa con la quale ho provato a trattare il problema, mi ricettò la pillola contraccettiva la quale funzionò i primi mesi, sempre che seguivo la terapia, ma appena smettevo, tornavano le stesse irregolarità di prima.
La seconda ginecologa che mi vide, mi trattò con degli integratori di acido folico che però non rivolvettero il problema.
Fu grazie alla mia insegnante del Creighton Model, che la mia situazione prese una piega inaspettata. In primo luogo, realizzammo le osservazioni dettagliate dei miei cicli mestruali, da lì si capì subito che vi era un deficit di progesterone, oltre a tanti cicli anovulatori.
Seguendo sempre il suo consiglio e quella di una delle dottoresse specializzate in naprotecnologia, ho effettuato le indagini sull’indice glicemico, giacché le donne con ovaio policistico solitamente abbiamo iperinsulinismo, e risultò un livello molto elevato di glucosio nel sangue.
Con tutti questi dati, cominciai una terapia controllata da loro e in un solo mese, ho potuto osservare un miglioramento. Dopo tre mesi dalla diagnosi, riuscì a perder dieci chili e rimanere incinta.
Ringrazio enormemente l’aver conosciuto il Modello Creighton e la NaPro: mi hanno dato la possibilità di conoscermi in modo approfondito, di comprendere il funzionamento del mio corpo e il mio ciclo.
Grazie a questo percorso ho una vita più sana, ho potuto essere madre e si è vista rinforzato il rapporto con mio marito, il quale si è implicato in tutto il processo.

Dopo il nostro matrimonio avvenuto il 26 luglio 2012, abbiamo aspettato circa 6 mesi prima di cominciare a cercare un bambino. Avevamo 35 anni io e 38 mio marito. Ci eravamo sposati con l’intenzione di mettere su famiglia e quello era per noi il nostro grande progetto. A partire dal viaggio di nozze avvenuto in agosto avevo sospeso l’uso della pillola anticoncezionale per lasciare al mio corpo un po’ di tempo per riequilibrarsi.

Io faccio un lavoro come commerciale in un’azienda della zona e viaggio spesso all’estero per lavoro, mio marito è libero professionista e titolare della propria azienda nel campo della comunicazione e pubblicità.

Nel gennaio del 2013, per iniziare bene il nostro percorso, mi feci visitare dalla mia ginecologa di allora, esprimendole il nostro desiderio di cercare un figlio. La ginecologa ci disse che era normale mettere in conto un anno per la ricerca di un figlio, ma dato che i mesi passavano e non accadeva nulla, eseguii una serie di esami più approfonditi quali un’isteroscopia, un’isterosonografia, un’isterosalpingografia ed anche mio marito eseguì uno spermiogramma. Da questi emerse che dal punto di vista organico andava tutto bene.

Quello che però mi preoccupava era il fatto che, da quando avevo smesso di prendere la pillola anticoncezionale, il flusso mestruale era diventato sempre più abbondante e iniziava a presentarsi uno spotting premestruale caratterizzato da piccole perdite ematiche che durava circa 2 o 3 giorni prima del flusso vero e proprio, che col passare del tempo si era allungato fino a 4 o 5 giorni.

A tutto ciò andava aggiunto il fatto che stavamo vivendo la nostra sessualità in modo un po’ forzato  e con l’ansia di raggiungere il risultato tanto sperato.

Arrivati a questo punto la ginecologa ci disse di andare in ferie, rilassarci e che, se nemmeno quell’estate fosse successo nulla, si sarebbe sempre potuta prendere in considerazione la fecondazione assistita.

La fecondazione assistita? Fermi tutti! Non era assolutamente quello che stavamo cercando, a maggior ragione dopo aver eseguito tutta una serie di esami che non avevano rivelato nessun problema! Certo, non possiamo nascondere che, mentre il tempo passava, ci siamo chiesti più di una volta se forse avessimo dovuto prendere in considerazione delle strade alternative se non fossi rimasta incinta, però avremmo valutato un’eventuale adozione e non una fecondazione assistita.

Fu quella la molla che fece scattare in noi con maggior determinazione la volontà di ricercare altri esperti che potessero aiutarci seguendo però una via naturale che fosse in linea con il nostro pensiero cristiano ovvero che un figlio non è un diritto ma un dono.

Fu così che, navigando su internet, ci imbattemmo nel sito dell’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) che ci rimandava a un link sulla naprotecnologia: contattammo una ginecologa tra quelle indicate sul sito che ci suggerì di rivolgerci in primis a una tutor che ci avrebbe fatto un corso via skype sull’apprendimento del metodo Creighton e dopo circa 3 mesi di osservazione ci avrebbe ricevuti nel suo studio con dei dati alla mano per poter iniziare a lavorare.

Contattai allora una tutor con la quale fissammo degli incontri via skype. Non fu semplice incastrare queste lezioni a distanza che duravano circa un’ora e mezza ciascuna la sera dopo il lavoro anche perché erano lezioni particolarmente dense di contenuti e che richiedevano concentrazione, con molta terminologia in inglese che però io per fortuna mastico quotidianamente per lavoro. Inizialmente non fu facile imparare il metodo Creighton, imparare a riconoscere il muco e registrarlo in tabella nel modo corretto. Un aspetto che mi piaceva molto di questo metodo era il profondo livello di conoscenza del mio corpo a cui mi avrebbe portata. Capii immediatamente che stavamo iniziando un percorso che avrebbe richiesto tempo, costanza e fiducia ma era esattamente in linea con quello in cui crediamo.

Dopo i primi 3 mesi di osservazione, ci presentammo dalla ginecologa con la chart compilata. Quello che ci conquistò e ci confermò che eravamo sulla strada giusta fu il fatto che lei immediatamente ci disse che nessuno poteva prometterci un bambino perché un figlio è un dono e che lei avrebbe fatto il possibile per correggere quello che si poteva correggere sempre però con un approccio naturale.

Dalla semplice osservazione della chart rilevò la presenza di uno scompenso ormonale cosa che mi diede sollievo in un certo qual modo perché voleva dire aver individuato un potenziale problema finora mai preso in considerazione nonostante tutto l’iter di esami a cui ci eravamo sottoposti.

Mi prescrisse di ripetere a giorni alterni per 3 settimane consecutive gli esami del sangue dei soli estrogeni e progesterone. Da questi emerse una carenza di progesterone. Dopo questo primo risultato mi fece eseguire un monitoraggio dell’ovulazione che evidenziò un’ovulazione un po’ debole e questo, insieme agli esiti degli esami del sangue, permise di impostare la terapia ovvero una somministrazione in dosi assolutamente controllate di estrogeni via orale in fase pre-ovulatoria e di progesterone con punture sottocutanee in fase post-ovulatoria.

Inoltre, il fatto di conoscere meglio il mio bioritmo e di condividerlo con mio marito, servì  a rafforzare il nostro rapporto e a farci vivere la sessualità in modo più attivo perché entrambi imparavamo a riconoscere i giorni più fertili in cui mirare i rapporti ma contemporaneamente volevamo utilizzare questo strumento come un supporto e non farlo diventare un’ossessione limitando la nostra attività sessuale solo a quando “poteva servire”.

Ebbene, dopo circa 6 mesi di terapia rimasi incinta! La gioia fu incontenibile!

Possiamo affermare, perché l’abbiamo sperimentato in prima persona, che la naprotecnologia è più che valida e dovrebbe essere fatta conoscere molto di più perché funziona senza essere invasiva per il corpo della donna e rafforza e nobilita il rapporto di coppia perché davvero è un percorso da fare insieme giorno per giorno. Inoltre vuole indagare le cause dei casi di infertilità andando alla radice del problema e non semplicemente saltando alle conclusioni come fa la fecondazione assistita con quei costi proibitivi che qui invece non sono implicati.

E per concludere vorremmo ringraziare di cuore la dottoressa e la tutor che ci hanno seguiti per la loro professionalità, il loro sostegno e costante entusiasmo a perseguire questo percorso, augurandoci che la nostra piccola esperienza possa concorrere a portare un messaggio nuovo a tante coppie che come noi hanno lo stesso desiderio e motivi sempre di più i medici professionisti coinvolti a diffondere questo metodo.

Le nostre cure di infertilità duravano 5 anni. Mio marito aveva una lieve oligospermia, io avevo uno stadio iniziale di endometriosi che non è stato considerato per 2 medici come possibile causa della nostra infertilità. Prendevamo solo qualche integratore. Dopo qualche mese di inutili tentativi di rimanere incinta, il mio ginecologo ci ha consigliato la fecondazione assistita.  Per me era una strada inaccettabile: soprattutto perché sono praticante cattolica e poi penso che i metodi in-vitro hanno bassissima efficacia, sono disumani e molto costosi (ho sentito tante testimonianze e ho letto tanto a proposito, poi mi intendo un po’ di medicina e biologia). Non riuscivo a sottopormi ad uno stress così grande e alla sofferenza che accompagnava la procreazione artificiale.
Il piccolo preferivo adottarlo, che averlo in un modo “meccanico”. Credo che ogni bambino, prezioso Dono di Dio, va concepito nell’abbraccio amoroso di un uomo e una donna, non in una fredda provetta.
Vedevo come nascevano i figli degli altri, ma  il mio non arrivava. Soffrivo molto e pregavo.
Un giorno ho trovato su internet il sito NaProtechnology. Ho contattato la dottoressa Maria Konecka di Roma. Siamo andati al primo appuntamento e sono rimasta sorpresa con quale attenzione e professionalità siamo stati trattati.
Abbiamo parlato per quasi 2 ore e abbiamo ricevuto le risposte su tutte le nostre domande.
Siamo stati affidati ad una practiotioner di Naprotechnology, Ana Maria che con tanta pazienza ci ha insegnato come avere conoscenza di se stessi e della nostra fertilità.
Dopo tante osservazioni, esami e analisi è  stato scoperto che la mia endometriosi era la probabile causa del mancato concepimento, ma non l’oligospermia di mio marito. Mi è stata consigliata l la laparoscopia eseguita dal dott. Michele Barbato e la sua professionale equipe. Sono state rimosse piccoli focolai di endometriosi e aderenze, senza compromettere gli organi riproduttivi.

È passato più di un anno dall’intervento e la gravidanza non arrivava. Avevamo 36 anni e le speranze di avere un figlio diminuivano. Forse ci siamo un po’ rilassati.  Ed ecco a giugno 2016, dopo qualche giorno di ritardo, faccio il test ed è positivo!
È difficile descrivere cosa si prova in momenti come questi, dopo tutti questi anni di attesa, gioia pura!
Per me NaProtechnology è stata non solo un semplice metodo di osservazione di biomarcatori, ma un serio trattamento basato sulle ricerche e cure avanzate in ginecologia, chirurgia ed endocrinologia. Una medicina buona, economica e rispettosa con la natura e la dignità umana!
Volevo ringraziare tutte le persone grazie alle quali è stata possibile  la mia dolce attesa: dott. Maria Konecka, dott. Michele Barbato, Ana Maria Ramirez Nunez. Basandovi sui metodi naturali, che rispettano la dignità umana, avendo in mano le cure sofisticate come NaProtechnology e aggiungendo la vostra professionalità e passione riuscite fare cose impossibili!
E che Dio vi protegga e vi benedica tutti voi che siete all’ alba di una nuova vita umana.

Siamo Michele e Stefania, abitiamo in Sicilia, siamo sposati da cinque anni e già da quattro cercavamo una gravidanza. Il primo anno che cercavamo di avere un bambino in realtà eravamo abbastanza tranquilli perché, sia il mio endocrinologo sia il mio medico di base, ci avevano detto che la ricerca di una gravidanza per un anno rientrava comunque nella norma.

Trascorso quest’anno però abbiamo deciso di fare qualche ricerca in più e così ho fissato un appuntamento con un ginecologo del nostro paese specializzato nell’infertilità di coppia. Dopo circa un anno e mezzo di visite, monitoraggi follicolari e stimolazione di ovulazione l’unica cosa che riusciva a dirci era che eravamo sfortunati, che lui aveva visto anche altre coppie con quadri clinici peggiori del nostro che erano riusciti ad ottenere con queste cure una gravidanza  (premetto che da tutti gli accertamenti fatti risultavamo entrambi sani e che l’unica cosa che mi era stata riscontrata era la presenza di un comune ovaio policistico), così cominciò a proporci come unica strada da perseguire l’inseminazione artificiale prima e,  se anche questa non avesse dato i risultati sperati, saremmo dovuti passare alla fivet. Ricordo perfettamente quel giorno, il mondo ci crollò addosso, noi siamo sempre stati due ragazzi di fede cattolica molto inseriti in chiesa e quindi la proposta dell’inseminazione prima e poi ancora peggio della fivet era qualcosa che non riuscivamo ad accettare perché in contrasto con i nostri valori di fede cristiana.

Nonostante ciò non nascondiamo che siamo stati molto tentati sul procedere, malgrado il parere contrario della chiesa su queste tecniche, ci siamo sentiti messi alle strette ed abbiamo iniziato a pregare tantissimo finché finalmente l’ 11 novembre 2015,come per miracolo dopo che avevamo cercato in lungo e in largo su internet i possibili metodi di procreazione accettati dalla chiesa senza mai ottenere nessun risultato, mio marito mi chiama e mi dice che ha trovato un sito che parla di Na. Pro. Tecnology. In quel momento ho pianto tantissimo perché ho pensato che c’era ancora un’altra possibilità per noi, Dio aveva aperto per noi un’altra strada fino ad allora a noi sconosciuta.

Ci siamo subito messi in contatto con la dott.ssa Maria Elzibieta Konecka e con Ana Ramirez l’insegnante del metodo Creighton e così abbiamo iniziato a seguire le lezioni di questo metodo finché il 23 gennaio 2016 abbiamo incontrato per la prima volta la dott.ssa Konecka a Roma,la quale ci ha tranquillizzati e ci ha seguito in ogni fase di questo nostro percorso insieme all’insegnante. Insieme alla dottoressa abbiamo iniziato a fare diverse analisi, e monitoraggi e provato diverse cure fino a quando, dopo circa un anno e mezzo, il 12 luglio 2017 abbiamo scoperto che il test di gravidanza era finalmente positivo e ora siamo già arrivati al settimo mese di gestazione….aspettiamo una femminuccia che arriverà a marzo 2018.

Siamo molto felici e sereni in questo momento e ci stiamo godendo a pieno questo periodo di attesa, ma la cosa più bella di tutta questa storia è che in tutto questo tempo di cure prima e di gioia adesso non ci siamo mai sentiti soli perché siamo stati sostenuti in ogni singolo momento dalla nostra insegnante e dalla dott.ssa che ci sono state vicine,ci hanno incoraggiati e hanno pregato e gioito insieme a noi come una vera e propria famiglia.

Speriamo che la nostra testimonianza possa essere di aiuto a tante coppie che come noi stanno attraversando un momento difficile e di preoccupazione per un figlio che tarda ad arrivare, a tutti voi ci sentiamo di dire di non perdere  mai la speranza!

Con affetto,

Michele e Stefania

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